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Oceano Mare Frasi

Le migliori Frasi Oceano Mare

Oceano Mare è uno dei romanzi più famosi e riusciti di Baricco. Un mix tra il poetico e il sogno, Oceano Mare riesce a dipingere con le sue parole e le sue frasi l’intreccio delle storie dei personaggi che alloggiano la locanda Almayer. Con uno stile chiaro e semplice, ma allo stesso tempo mai banale, Baricco riesce a far ruotare le storie e le vicende dei protagonisti intorno ad un unico tema: il mare. oceano mare libroUn libro questo che affascina  e mantiene sospeso il lettore con una serie di domande e dubbi che si scioglieranno pian piano con lo sfogliare delle pagine. Innumerevoli sono le frasi di Oceano mare che sono divenute famose e ricercatissime, in quanto contengono profondità e poesia mista ad un alone di malinconia. Tante sono le frasi bellissime sul mare, e questo romanzo ne possiede moltissime al suo interno. Il mare è un argomento molto caro anche ai poeti che hanno dedicato meravigliose rime e strofe , componendo fantastiche Poesie sul mare

Oceano Mare Trama

frasi oceano mareOceano Mare di Alessandro Baricco ha come tema il mare con il suo fantastico e magico potere e vede il suo svolgimento principalmente intorno alla Locanda Almayer gestita da bambini, dove pian piano tutti i protagonisti del romanzo vanno a convergere. Tra i vari personaggi del libro troviamo la sensibilissima Elisewin che tramite il mare cercherà di sconfiggere e guarire le sue mille paure, accompagnata da Padre Pucle, uno strano sacerdote con mille domande sulla sua vocazione e autore di strane preghiere; Plasson, pittore che utilizza unicamente l’acqua di mare per dipingere i suoi quadri, trascorrendo intere giornate sulla riva aspettando di cogliere l’attimo per dipingere le navi; il Professor Bartleboom studioso e inventore di un’enciclopedia sui limiti, studia il mare per scriverne circa i suoi confini. Egli inoltre compone anche lettere d’amore con un destinatario che ancora non esiste…sono lettere destinate alla donna di cui si innamorerà e alla quale potrà pronunciare la fatidica frase che si prepara da sempre “Ti aspettavo”; Adams, il cui vero nome in realtà è Thomas, è un marinaio assetato di vendetta per la morte dell’amata. Personaggio emblematico, è uno di quindici sopravvisuti ad un naufragio durante il quale ha vissuto una drammatica esperienza a bordo della zattera degli orrori. Madame Deverià, colpevole di adulterio e mandata alla locanda dal marito, affinchè “guarisca”; Infine, troviamo un ospite anonimo del quale nessuno conosce l’ identità e che non esce mai dalla sua stanza. Si tratterà in realtà di un personaggio che ha molto a che fare con alcune delle storie degli altri protagonisti. Questo creerà non pochi colpi di scena durante la narrazione delle storie degli ospiti! Il romanzo termina con il ritorno dei personaggi alla loro realtà, ma con un bagaglio di consapevolezza maggiore e il dissolversi della locanda come se non fosse mai esisitita.

Oceano Mare Citazioni: Le più belle

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Oceano Mare Frasi

“Ogni tanto mi chiedo cosa mai stiamo aspettando.”
“Che sia troppo tardi, madame”.

La sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso, il destino, quando, d’un tratto, esplode.

“Voi avete dei cattivi ricordi, dottore. E dei cattivi ricordi guastano la vita. “È una vita cattiva, Marie, che guasta i ricordi.”

Un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte.

È un bel modo di perdersi, perdersi uno nelle braccia dell’altra.

Volevo dire che io la voglio, la vita, farei qualsiasi cosa per poter averla, tutta quella che c’è, tanta da impazzirne, non importa, posso anche impazzire ma la vita quella non voglio perdermela, io la voglio, davvero, dovesse anche fare un male da morire è vivere che voglio. Ce la farò, vero? (Elisewin)

“Io verrei qui e vi porterei via, per sempre.” Sorride, Ann Deverià. “Riditemelo Bartleboom. Proprio in quel tono lì, vi prego. Riditemelo.”

Non si è mai lontani abbastanza per trovarsi.

Camminava adagio, senza più pensieri né storia.

Il mondo di fuori è sempre là. Puoi fare qualsiasi cosa ma stai certo che te lo ritrovi al suo posto, sempre. C’è da non crederci, ma è così.

La natura ha una sua perfezione soprendente e questo è il risultato di una somma di limiti. La natura è perfetta perché non è infinita. (Bartleboom)

Tra tutte le vite possibili, ad una bisogna ancorarsi per poter contemplare, sereni, tutte le altre.

“Mi sono addormentato, e ti ho sognata.” “E com’ero?” “Viva” “Viva? E poi?” “Viva. Non chiedermi altro. Eri viva.” “Viva… io?”

La prima cosa è il mio nome, la seconda quegli occhi, la terza un pensiero, la quarta la notte che viene, la quinta quei corpi straziati, la sesta è fame, la settima orrore, l’ottava i fantasmi della follia, la nona è la carne e la decima è un uomo che mi guarda e non uccide. L’ultima è una vela. Bianca. All’orizzonte.

Se lo guardi non te ne accorgi: di quanto rumore faccia. Ma nel buio… Tutto quell’infinito diventa solo fragore, muro di suono, urlo assillante e cieco. Non lo spegni, il mare, quando brucia nella notte.

Aveva in faccia quell’espressione che ha la gente, ogni tanto, quando proprio ha la testa vuota, svuotata, felice. Sono momenti strambi. Saresti capace di fare, senza saper perché, qualsiasi fesseria.

La guardò. Ma d’uno sguardo per cui guardare già è una parola troppo forte. Sguardo meraviglioso che è vedere senza chiedersi nulla, vedere e basta. Qualcosa come due cose che si toccano – gli occhi e l’immagine– uno sguardo che non prende ma riceve, nel silenzio più assoluto della mente, l’unico sguardo che davvero ci potrebbe salvare – vergine di qualsiasi domanda, ancora non sfregiato dal vizio del sapere – sola innocenza che potrebbe prevenire le ferite delle cose quando da fuori entrano nel cerchio del nostro sentire-vedere-sentire– perché sarebbe nulla di più che un meraviglioso stare davanti, noi e le cose, e negli occhi ricevere il mondo – ricevere – senza domande, perfino senza meraviglia – ricevere –solo– ricevere– negli occhi – il mondo.

Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni.

Il mare incanta, il mare uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, si traveste da lago, oppure costruisce tempeste, divora navi, regala ricchezze, non dà risposte, è saggio, è dolce, è potente, è imprevedibile. Ma soprattutto: il mare chiama.

Scrivere a qualcuno è l’unico modo di aspettarlo senza farsi del male.

Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni.

Sai cos’è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno. È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa. E basta.

Aveva la bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto.

Prima deve finire il suo quadro, aveva sentenziato Dira. “Non lo finirà ma” diceva madame Deveirà. “Non morirà mai, allora”

Così adesso, volendo riassumere volendo, il problema è questo, che ho tante strade intorno e nessuna dentro.

Se lo guardi non te ne accorgi: di quanto rumore faccia. Ma nel buio… Tutto quell’infinito diventa solo fragore, muro di suono, urlo assillante e cieco. Non lo spegni, il mare, quando brucia nella notte.

C’è il mare, d’accordo, ma il mare è poi sempre quello, sempre uguale, mare fino all’orizzonte, se va bene ci passa una nave, non è che sia poi la fine del mondo.

Forse il mondo è una ferita e qualcuno la sta ricucendo in quei due corpi che si mescolano.

Frase oceano mare

Non era tanto quel freddo che le filtrava da dentro e nemmeno il cuore, impazzito, o il sudore dappertutto, gelido, o il tremore della mano.Il peggio era quella sensazione di sparire, di uscire dalla propria testa, di essere soltanto indistinto panico e sussulti di paura.Pensieri come brandelli di ribellione-brividi-il volto irrigidito in una smorfia per riuscire a tenere gli occhi chiusi-per riuscire a non guardare il buio, orrore senza scampo.Una guerra.

Questo è davvero l’orrore… Il fatto è che non ci sono più pensieri, da nessuna parte dentro di te, non c’è più un pensiero, ma solo sensazioni, capite? Sensazioni…

Sensazione meravigliosa. Di quando il destino finalmente si schiude, e diventa sentiero distinto, e ormai inequivocabile, e direzione certa. Il tempo interminabile dell’avvicinamento. Quell’accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino. Quella è un’emozione: Senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo. Qualunque sia, il destino.

Non è che io non abbia le idee chiare, le ho chiarissime ma solo fino a un certo punto della questione. So perfettamente qual è la domanda. È la risposta che mi manca.

“Edel c’è un modo di fare degli uomini che non facciano del male?” Se la deve essere chiesta anche Dio, questa, al momento buono.

Una strada dentro, ce l’hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l’incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, la complica. Adesso è uno di quei momenti che la complica. Volendo riassumere volendo, è quella la strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c’è più. Succede. Credetemi. E non è una cosa piacevole.

La paura viene da fuori, questo io l’ho capito, tu sei lì e ti arriva addosso la paura, ci sei tu e c’è lei… è così… c’è lei e ci sono anch’io, e invece quel che succede a me è che d’improvviso io non ci sono più, c’è solo più lei… che però non è paura… io non so cosa sia…

Ed è qualcosa da cui non puoi scappare. Il mare… Ma soprattutto: il mare chiama… Non smette mai, ti entra dentro, ce l’hai addosso, è te che vuole… Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti… Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà.

C’è gente che muore e, con tutto il rispetto, non ci si perde niente. Ma lui era uno di quelli che quando non ci sono più lo senti. Come se il mondo intero diventasse, da un giorno all’altro, un po’ più pesante. Capace che questo pianeta, e tutto quanto, resta a galla nell’aria solo perché ci sono tanti Bartleboom, in giro, che ci pensano loro a tenerlo su. Con quella loro leggerezza. Senza aver la faccia da eroi, ma intanto tengono su la baracca. Sono fatti così.

Uno si costruisce grandi storie, questo il fatto, e può andare avanti anni a crederci, non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso, e basta. Si è anche felici, di cose del genere. Felici. E potrebbe non finire mai. Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d’improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l’hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell’altro sei tu. Tac. Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora. Basta quello.

Poi avvicina il pennello al volto della donna, esita un attimo, lo appoggia sulle sue labbra e lentamente lo fa scorrere da un angolo all’altro della bocca. Le setole si tingono di rosso carminio. Lui le guarda, le immerge appena nell’acqua, e rialza lo sguardo verso il mare. Sulle labbra della donna rimane l’ombra di un sapore che la costringe a pensare “acqua di mare, quest’uomo dipinge il mare con il mare” – ed è un pensiero che dà i brividi.

Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. È lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.

Io ti ho amato, André, e non saprei immaginare come si possa amare di più. Avevo una vita, che mi rendeva felice, e ho lasciato che andasse in pezzi pur di stare con te. Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio. Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità. E lo sapevo che poi la vita non è abbastanza grande per tenere insieme tutto quello che riesce ad immaginarsi il desiderio. Ma non ho cercato di fermarmi, né di fermarti. Sapevo che lo avrebbe fatto lei. E lo ha fatto. È scoppiata tutto d’un colpo. C’erano cocci ovunque, e tagliavano come lame.

E’ un po come sentirsi morire.o sparire.Ecco sparire.Sembra che gli occhi ti scivolino via dalla faccia, e le mani diventano come le mani di un altro, e allora tu pensi cosa mi sta succedendo?,e intanto il cuore ti batte dentro da morire, non ti lascia in pace…e da tutte le parti è come se dei pezzi di te se ne andassero, non li senti più…Insomma te ne sta per andare, e allora io mi dico devi pensare a qualche cosa, devi tenerti aggrappata a un pensiero, se riesco a farmi piccola in questo pensiero poi tutto passerà.

Quando facevo i ritratti alla gente iniziavo dagli occhi. Li studiavo per minuti e minuti, li abbozzavo con la matita e quello era il segreto perché una volta che voi avete disegnato gli occhi.. Succede che tutto il resto viene da sé, è come se tutti gli altri pezzi scivolassero da soli intorno a quel punto iniziale […] il problema è: dove cavolo sono gli occhi del mare?

Si senti scoppiare nella testa una bolla di vuoto.La conosceva bene quella segreta esplosione, invisibile dolore irracontabile. Ma conoscerla non serviva a niente.

Immobile, sotto le coperte, aspettava di scoprire se sarebbe arrivato prima il sonno o la paura.

Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c’è da rimanerci secchi. Potresti passare una vita a provarci: ma non saresti capace di avere quella leggerezza che hanno loro, alle volte. Sono leggere dentro. Dentro.

Nel cerchio imperfetto del suo universo ottico la perfezione di quel moto oscillatorio formulava promesse che l’irripetibile unicità di ogni singola onda condannava a non essere mantenute.

Dove inizia la fine del mare? O addirittura: cosa diciamo quando diciamo: mare? Diciamo l’immenso mostro capace di divorarsi qualsiasi cosa, o quell’onda che ci schiuma intorno ai piedi? L’acqua che puoi tenere nel cavo della mano o l’abisso che nessuno può vedere? Diciamo tutto in una parola sola o in un sola parola tutto nascondiamo?

Non so.Le cose più strane.Ma non è paura, proprio paura..è un po diverso..La paura viene da fuori, questo io l’ho capito, tu sei li e ti arriva addosso la paura, ci sei tu e c’è lei…Che però non è paura…Io non so cosa sia, voi lo sapete?

In bilico sull’orlo della terra, a un passo dal mare in burrasca, riposava immobile la locanda Almajer, immersa nel buio della notte come un ritratto, pegno d’amore, nel buio di un cassetto.

Il mare […] non fa altro, in fondo, che questo: chiamare. Non smette mai, ti entra dentro, ce l’hai addosso, è te che vuole. Puoi anche far finta di niente, ma non serve. Continuerà a chiamarti. Questo mare che vedi e tutti gli altri che non vedrai, ma che ci saranno, sempre, in agguato, pazienti, un passo oltre la tua vita. Instancabilmente, li sentirai chiamare. Succede in questo purgatorio di sabbia. Succederebbe in qualsiasi paradiso, e in qualsiasi inferno. Senza spiegare nulla, senza dirti dove, ci sarà sempre un mare, che ti chiamerà.

È uno specchio, questo mare. Qui, nel suo ventre, ho visto me stesso. Ho visto davvero.
(Thomas)

Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle –Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni –i giorni, gli istanti– che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo –Tu sei matto. E per sempre lo amerà.

Le donne, laggiù, tenevano un solo occhio scoperto, meravigliosamente dipinto con terre colorate. Si era sempre chiesto perché mai avrebbero dovuto nascondere l’altro. Una voce, nella sua testa, lo immobilizzò pronunciando una frase nitida ed esatta: -Perché nessun uomo potrebbe reggere il loro sguardo senza impazzire.

Questo, mi ha insegnato il ventre del mare. Che chi ha visto la verità rimarrà per sempre inconsolabile.

Succede. Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci insieme, e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa. Succede. Mica per altro che vivere è un mestiere gramo. Tocca rassegnarsi. Non ha gratitudine, la vita, se capite cosa voglio dire.

Davvero ci sono momenti in cui l’onnipresente e logica rete delle sequenze causali si arrende, colta di sorpresa dalla vita, e scende in platea, mescolandosi tra il pubblico, per lasciare che sul palco, sotto le luci della libertà vertiginosa e improvvisa, una mano invisibile peschi nell’infinito grembo del possibile e tra milioni di cose, una sola ne lasci accadere.

Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno un padre, un amore, qualcuno capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume immaginarlo, inventarlo e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.

Come glielo dici, a un uomo così, che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le sue carezze voglio fargli capire che il destino non è una catena ma un volo, e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell’unica, orribile, a cui va incontro, solo perché lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo chiama

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